sabato 14 marzo 2015

Wonderful wonder


Do you ever feel wondered by wonder? I do. And does it happen to you to pretend, most of the times it happens, cinically disinterested (forced obviously)? Often if you ask me. Maybe we do it not to boast naughtiness but maybe because we feel jelousy, a feeling to a pleasure that we love to secretly keep. Yes, I’m sure that it’s the same for you as I am sure that the most beautiful sensation you’ve had is to bump into those surprises that apparently are tagged as basic, required, granted, that anyhow you revalue with an “oh!” again and again no matter what; as a reviewed lesson, a reminded thought. All unuseful reflection I agree with you (guilty a bad cold I had) done watching out of my window surrounded by an unexpected calmness. No, obviously you will never see me dressed like this any day of march unless it’s in a rehab clinic (ok it’s getting warmer, but hanging around with 13 C° it’s a duty for fashion’s week glamour people), these photos were taken a couple of months ago, shooted near the Calle del Conde street, into the old city of Santo Domingo but I think they express exactly the mood of these days, the strength in the voice of the simple things. Spring wins the first place in the ranking of my “wonderful wonders” with all the cockades and ribbons pinned above to testify its worth: rediscover the beauty of nature in motion, the light in its orangina tones, sun shakes and kisses and all the more sweet trivial things that this season is happy to oblige.

Vi capita di meravigliarvi di essere meravigliati? A me spesso. E capita anche a voi la maggior parte di queste volte dissimulare con un vago e più contenuto disinteressamento cinico (forzato naturalmente)? A me si. Forse lo facciamo non tanto per millantare malizia, più che altro per una sorta di gelosia, un sentimento nei confronti di un piacere che amiamo tenere segreto. Si, sono certa che sia così anche per voi, come sono convinta che la sensazione più bella che avete provato è stato trovarvi più volte davanti a quelle sorprese che in apparenza sono catalogate come elementari, dovute, scontate, che ad ogni modo ogni volta rivalutate con un tacito "oh!" una ed un’altra volta ancora; come una lezione ripassata, un pensiero tornato in mente. Tutte riflessioni di questi giorni (inutili me ne rendo conto, ma tant'è), colpevole una brutta influenza, fatte guardando fuori dalla finestra contornata da una tranquillità che sembra, per rimanere in tema, davvero inattesa. No, ovviamente non vi capiterà mai di vedermi così vestita in una qualsiasi giornata di marzo a meno che non sia in un manicomio (va bene che inizia a fare più caldo ma mezza nuda con fuori 13 C° magari lo lasciamo ai glamour addicted della fashion week), queste foto hanno un paio di mesi, scattate vicino alla Calle del Conde, nella città vecchia di Santo Domingo ma esprimono esattamente lo stato d'animo di queste giornate, la forza nella voce delle cose semplici. La primavera vince il primo posto nella classifica delle mie "meravigliose meraviglie" con le varie coccarde che le si appuntano addosso con i dovuti meriti: riscoprire la bellezza della natura in movimento, il colore della luce in tutte le sue tonalità di aranciata, baci e brividi di sole sulla schiena e tutte le più dolci banalità che la stagione possa regalare.









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