mercoledì 31 dicembre 2014

I dreamt of a red Christmas


After so many years I still didn't completely got used to the idea that Christmas can be accompanied by a lovely 28 °C. It is true that the palms wrapped up wiht lightings, wicker nativity scenes and improbable dwarves running up and down the city malls give a little help to remind it, but for me Santo Domingo still is the town of the freezing air conditioning (I seriously doubt that Santa could have one) and of the bachata at every available corner. As a common denominator still stays the red color as a master in every decoration, holiday packaging, party invitation, dress for the eve. Let' s just say that in this case a coat is a sublime unnecessary.

Dopo tanti anni non sono ancora riuscita completamente ad abituarmi all'idea che il Natale possa essere accompagnato sotto la buona stella dei °C. E' vero, palme arrotolate dalle lucine, presepi di rattan ed improbabili elfi nei centri commerciali aiutano a ricordarlo, ma per il resto Santo Domingo ai miei occhi rimane sempre il paese dell'aria condizionata ibernante (dubito che babbo natale ne avesse una) e di bachata ad ogni angolo disponibile. Comune denominatore rimane il rosso che padroneggia in ogni decorazione, pacchetto regalo, invito ad una festa, vestito per la vigilia. Diciamo pure che in questo caso il cappotto e' un sublime non necessario.






I was wearing
Zara lace dress
Juicy Couture pochette
Valentino rockstud ballerinas

mercoledì 24 dicembre 2014

Santa's truck groupie


Santa's truck groupie wishes you a great Christmas :)

La groupie camionista di babbo natale vi augura i suoi migliori auguri :) 


Tiger cap

martedì 16 dicembre 2014

La beauté sans permis


If you already follow me, you have read the posts during my short Paris travel the past september. Here are some random personal heartbeats of this stunning city. I haven't written none about them because I think that beauty is a personal experience, and sometimes a tagline is just unnecessary. Great to have it free, at beauty you don't ask for permission. I hope you will like it.

Se già mi seguite, avrete letto i post che ho scritto durante il mio breve viaggio a Parigi lo scorso settembre. In questo invece ci sono alcuni personali battiti di cuore che riguardano questa stupefacente città. Non ne ho scritto niente a proposito, perchè penso che la bellezza sia un'esperienza personale, e alcune volte aggiungere didascalie non è necessario. Fantastico averla gratuitamente, alla bellezza non si chiede permesso. Spero vi piacciano.




























Paris

venerdì 5 dicembre 2014

(Idiosyncratic) Vanity


What you wear suggests your daily actions, because it would have been partial and ordinary to end the sentence with “who you are”. Think about it, if that were the case we would have an identity crisis every morning. Us, female tribe that transit from a mini dress and a 7 inch plateau to the severe ballerina with a pied de poule sweater, from a bomber to the Burberry comfort zone, from the perfect wavy hair to the “all good” chignon.

We are strange fickle creatures with occasional clear mind moments and juicy preys for the hormones. It’s hard for me too, that dispite having a practical matrix I am part of this female universe. Got it? Not possible.

So the point is that when we wear something that it is in facts necessary in its function but over the top in its shape, we find a gesture to make it look as essential, right to be delighted by the move that comes with it. Translation: We could wear a scarf because we’re cold but we show up mantled with a blanket or maxi scarf because we want other people watching us while we flutter and wrap into it (avoid a competition with Lenny Kravitz please). All clear? Vain and conscious of that, yeah why not.

Only a precaution if we decided to cover ourselves for 3/4 with a super colored Peruvian pattern maybe it would be better to have a sober monochrome match bottom – top look, or at least this is the way I like it. Anyhow the Kajal under the scarf will do the rest. Isn’t it?


Quello che indossi suggerisce le tue azioni giornaliere. E lasciatemi storpiare il luogo comune perchè sarebbe stato parziale concludere la frase con "chi sei". Pensateci bene, se così fosse avremmo crisi di identità tutte le mattine. Noi che passiamo da mini abito e plateau 15 alla ballerina austera con maglioncino pied de poule, dal bomber al rassicurante Burberry, dai capelli onde perfette allo chignon "tutto a posto".

Siamo strane creature volubili con sporadici momenti di lucidità e succulente prede per gli estrogeni (così quando vi dicono che siete "estrose", termine detestabile, vi ricorderete da dove arriva il prosaico aggettivo). E credetemi è dura anche per chi come me, che pur essendo di matrice molto pratica fa parte di questo disordinato universo femminile. Capite, non è fattibile. 

Quindi, quando indossiamo un capo realmente necessario nella sua funzione ma esagerato nella forma, troviamo un gesto per farlo apparire indispensabile, quantomeno per godere del gesto che lo accompagna. Tradotto: potremmo indossare una sciarpa perchè sentiamo freddo ma usciamo bardate da una coperta o maxi sciarpa perchè ci piace che gli altri ci guardino mentre la facciamo fluttuare avvolgendola su noi stesse (magari senza fare proprio concorrenza a Lenny Kravitz mi raccomando).

Tutto chiaro? Vanitose e consapevoli, massì. Unico accorgimento se abbiamo deciso di ricoprirci per 3/4 di una trama etnica ipercolorata, tipo peruviana, sarebbe forse meglio rimanere sul sobrio: capelli raccolti, sopra e sotto abbinamenti monòcromo, o perlomeno a me piace così. Tanto da sotto la sciarpa il Kajal farà il resto. O no?










I was wearing
Pimkie maxi scarf
Mango white sweater
Zara pince pants and shoes
Old H&M pochette
YSL beauty crayon yeux haute tenue - dessin du regard