martedì 16 dicembre 2014

La beauté sans permis


If you already follow me, you have read the posts during my short Paris travel the past september. Here are some random personal heartbeats of this stunning city. I haven't written none about them because I think that beauty is a personal experience, and sometimes a tagline is just unnecessary. Great to have it free, at beauty you don't ask for permission. I hope you will like it.

Se già mi seguite, avrete letto i post che ho scritto durante il mio breve viaggio a Parigi lo scorso settembre. In questo invece ci sono alcuni personali battiti di cuore che riguardano questa stupefacente città. Non ne ho scritto niente a proposito, perchè penso che la bellezza sia un'esperienza personale, e alcune volte aggiungere didascalie non è necessario. Fantastico averla gratuitamente, alla bellezza non si chiede permesso. Spero vi piacciano.




























Paris

venerdì 5 dicembre 2014

(Idiosyncratic) Vanity


What you wear suggests your daily actions, because it would have been partial and ordinary to end the sentence with “who you are”. Think about it, if that were the case we would have an identity crisis every morning. Us, female tribe that transit from a mini dress and a 7 inch plateau to the severe ballerina with a pied de poule sweater, from a bomber to the Burberry comfort zone, from the perfect wavy hair to the “all good” chignon.

We are strange fickle creatures with occasional clear mind moments and juicy preys for the hormones. It’s hard for me too, that dispite having a practical matrix I am part of this female universe. Got it? Not possible.

So the point is that when we wear something that it is in facts necessary in its function but over the top in its shape, we find a gesture to make it look as essential, right to be delighted by the move that comes with it. Translation: We could wear a scarf because we’re cold but we show up mantled with a blanket or maxi scarf because we want other people watching us while we flutter and wrap into it (avoid a competition with Lenny Kravitz please). All clear? Vain and conscious of that, yeah why not.

Only a precaution if we decided to cover ourselves for 3/4 with a super colored Peruvian pattern maybe it would be better to have a sober monochrome match bottom – top look, or at least this is the way I like it. Anyhow the Kajal under the scarf will do the rest. Isn’t it?


Quello che indossi suggerisce le tue azioni giornaliere. E lasciatemi storpiare il luogo comune perchè sarebbe stato parziale concludere la frase con "chi sei". Pensateci bene, se così fosse avremmo crisi di identità tutte le mattine. Noi che passiamo da mini abito e plateau 15 alla ballerina austera con maglioncino pied de poule, dal bomber al rassicurante Burberry, dai capelli onde perfette allo chignon "tutto a posto".

Siamo strane creature volubili con sporadici momenti di lucidità e succulente prede per gli estrogeni (così quando vi dicono che siete "estrose", termine detestabile, vi ricorderete da dove arriva il prosaico aggettivo). E credetemi è dura anche per chi come me, che pur essendo di matrice molto pratica fa parte di questo disordinato universo femminile. Capite, non è fattibile. 

Quindi, quando indossiamo un capo realmente necessario nella sua funzione ma esagerato nella forma, troviamo un gesto per farlo apparire indispensabile, quantomeno per godere del gesto che lo accompagna. Tradotto: potremmo indossare una sciarpa perchè sentiamo freddo ma usciamo bardate da una coperta o maxi sciarpa perchè ci piace che gli altri ci guardino mentre la facciamo fluttuare avvolgendola su noi stesse (magari senza fare proprio concorrenza a Lenny Kravitz mi raccomando).

Tutto chiaro? Vanitose e consapevoli, massì. Unico accorgimento se abbiamo deciso di ricoprirci per 3/4 di una trama etnica ipercolorata, tipo peruviana, sarebbe forse meglio rimanere sul sobrio: capelli raccolti, sopra e sotto abbinamenti monòcromo, o perlomeno a me piace così. Tanto da sotto la sciarpa il Kajal farà il resto. O no?










I was wearing
Pimkie maxi scarf
Mango white sweater
Zara pince pants and shoes
Old H&M pochette
YSL beauty crayon yeux haute tenue - dessin du regard 

mercoledì 19 novembre 2014

Shine under


You know what? I don’t think there’s an exoneration for no one to the “Teddy” factor. Wool beanies, sleeves longer than your knees, hyper filled bombers, gloves that look more like the Miley Cyrus ones than the Sissi’s princess lace ones. And if  by chance you also have a pair of Ugg… Well, voilà, the puffy outfit is done. I mean that you could possibly walk downtown ignoring why some Asiatic tourists beg you for a selfie with them. You didn’t get it, but they will, showing their pics to friends and family the damning evidence that they’ve met “the real Winnie the pooh”. And if it wasn’t for the Milano dome at your back they might even believe it (you will be duped anyway).

There’s another thing that turns us immediately into a clumsy lovey-dovey, and it’s about the bold striped sweaters. If this item isn’t used properly the pijama effect is guaranteed, but if combined with leather, stilettos or a pair of black biker boots the whole thing changes; above all (nope better under all), if somewhere around our body is covered by sequins.

So now the moment gets hot and happy, and gives its best especially some winter nights after 24 hrs, when the heating, partner in crime, inside the houses and clubs turns us out and out in mirror balls setting us free from the heaviness of sweaters and Teddytude. And under there’s a whole world. But I also consider the good of the matter, that is the comfort zone, the day after tomorrow. No, not the movie, I mean those early hours after the same crazy night, when a pair of sunnies and a wide brim Borsalino are the best friends that take you home.

And nobody sees you, but you know that you’ve got that shine under. The waiter can tell by the smile of your eyes while serving you an espresso. Tomorrow couch. 



Sapete, credo che per nessuno esista l'esenzione 
al fattore “Orso Teddy”. Cappelli di lana, maniche lunghe fino alle ginocchia, piumini iper imbottiti, guanti che assomigliano più alle iconiche mani giganti di Miley Cyrus che ai leggeri pizzi della principessa Sissi. Se per caso avete anche un paio di Ugg... Voilà la mise est cajole. Cioè potresti tranquillamente passare per il centro ignorando il motivo che spinge turisti orientali a pregarti di fare un selfie con loro. Tu non hai capito ma loro andranno a casa facendo vedere le foto ai loro amici più intimi con la prova schiacciante del loro incontro con "the real Winne the pooh". E non fosse per il Duomo alle spalle, ci potrebbero anche cascare (e comunque la risata è assicurata).

C’è un’altra cosa che ci trasforma immediatamente in un fagotto di tenerezza, e sono i maglioni a righe bold. Se questo capo non è usato a dovere a mio parere l’effetto pijama è assicurato. Se invece abbinati ad accessori in pelle, stiletti o bikers neri la cosa cambia, soprattutto (anzi sottotutto) se da qualche parte la nostra pelle si copre di paillettes.

E qui il momento malizioso è in felice agguato ed al massimo del suo splendore, certe sere d’inverno dopo le 24, quando il riscaldamento complice nei locali o nelle case ci trasforma in vere e proprie strobosfere, liberandoci da pesantezza di maglioni e Teddytudine. E lì c’è un mondo. Con questo non posso non vedere anche la comfort zone della questione: l’alba del giorno dopo. No, non il film, intendo le prime ore della giornata successiva, quando un paio di occhiali da sole e un Borsalino a tesa larga sono i migliori amici che possano accompagnarti a casa.

E nessuno più ti vede, ma tu sai che sotto brilli. Il cameriere che ti ha allungato un espresso ti ha visto ridere con gli occhi. Domani divano.











I was wearing
Rag & Bone striped beanie + Forever 21 headband
Zara fake leather pants
Sisley striped sweater
Pimkie sequined top
Pants and hat Stradivarius
Balenciaga classic city gris glacé
Top Shop booties

venerdì 7 novembre 2014

November


So, the mood flips over the month number 11 and it couldn't look like this: gloomy, boring, cinematographically speaking like a background actor. More than everything unpopular. And I suppose that between many causes, like Murphy's laws, metereology, bad luck (noun that It's not really into my mental attitude), the post that I wanted to write has gone into a suffering stage, seasoned by fog. And I'm not talking about a subtle haze, I mean a real thick kitch nebula with a white tag on (that you can only find in a lousy vintage movie). It was too good last sunday step out of home and still find that light so intense; air, leaves, corners spotted by the typical golden fall color. I have enjoyed them all, a wonderful sleepy day, teased by the aroma of freshly baked croissants, by running shadows, amused by the people making gossip... November, don't mind, nobody's perfect. Ipod walking by > #NewSun

“(...) la musica mi detta le parole caccio queste rime e so che prima o poi ritorna il sole (...)” (Neffa "Aspettando il sole" 1996 - track)

E così, anche l'umore scivola sopra l'undicesimo mese, il quale come da copione non poteva che apparire in questo modo: plumbeo e noioso, cinematograficamente parlando, comparsa. Per di più impopolare. Quindi suppongo che tra cause varie, del genere legge di Murphy, metereologia, ironia della sorte (o sfiga, sostantivo che veramente non mi appartiene), il post che avrei voluto scrivere è scomparso dentro uno scenario afflitto e comprensivo di nebbia. E non sto parlando di leggera foschia, ma di vera e propria nebulosa modello kitch, colore bianco, in più a banchi (fattibili solo in un film scadente dell'orrore vintage). Sembrava troppo bello domenica scorsa uscire di casa e trovare ancora quella luce così intensa; aria, foglie, angoli macchiati dal tipico oro autunnale tiepido. Me li sono gustati tutti, in una stupenda giornata assonnata, stuzzicata dal profumo di brioches appena sfornate, dalle ombre in fuga, divertita dal chiacchiericcio di paese... Novembre non prendertela, nessuno è perfetto. Ipod camminando verso >

(...) la musica mi detta le parole caccio queste rime e so che prima o poi ritorna il sole (...)” (Neffa "Aspettando il sole" 1996)












I was wearing
Zara casual mustard sweater and slingback wedges
Pants and hat Stradivarius
Bag Iacucci (already seen here)